rimuginare

Rimuginare: quando il cervello non si spegne mai.

Rimuginare” indica quello stato mentale in cui torniamo ripetutamente e ossessivamente sempre sugli stessi pensieri, senza trovare alcuna soluzione. Quella brutta sensazione di avere la testa piena di preoccupazioni che non riusciamo a fermare, un dialogo interno incessante che ci travolge e non sappiamo dove ci porterà.

Generalmente sono pensieri di natura negativa, a volte anche catastrofici, che tendono a tornare e ritornare portandoci in una spirale senza fine. Abbiamo il timore che qualcosa di brutto ci accadrà e ci perdiamo ad ipotizzare ogni possibile scenario, illudendoci così di poter prevedere e controllare gli eventi futuri che sicuramente ci colpiranno.

Si tratta spesso di paure infondate che non hanno motivo di esistere e non fanno che alimentare un meccanismo che rovina la qualità della nostra vita e costituisce un notevole ostacolo nella quotidianità.

Il rimuginio è considerato una delle principali cause dell’ansia (ti consiglio di leggere anche il mio articolo su cos’ è l’ansia e come gestirla), ci costringe a vivere in uno stato costante di vigilanza per prevenire questi pericoli inesistenti.

Ciò che si verifica solitamente è che la maggior parte delle
preoccupazioni temute non si realizza ma si rafforza in noi l’idea che rimuginare su tutto sia un’ attività necessaria e funzionale per prevenire la negatività.

Quali sono i sintomi del rimuginio?

  • irrequietezza
  • affaticamento
  • difficoltà di concentrazione
  • insonnia o risvegli precoci con difficoltà di addormentamento
  • disturbi somatici come nausea, mal di testa e sudorazione profusa

Rimuginare ci fà sentire meno insicuri ma più incapaci di gestire gli eventi incerti: non per altro andiamo a ipotizzare il futuro e ci prepariamo ad affrontarlo. Colui che rimugina si percepisce debole, fragile, insicuro, spaventato e in balìa degli eventi.

Dove abbiamo imparato un simile meccanismo?

E’ molto probabile che la nostra infanzia sia stata caratterizzata dalla preoccupazione per tutto ciò che è potenzialmente pericoloso o per le conseguenze delle scelte che facciamo, prima nel nostro genitore e poi, per assimilazione, da noi.

Se il nostro riferimento parentale, il genitore che crediamo forte, invincibile, protettivo ci dipinge il mondo come pieno di insidie, di pericoli, di persone potenzialmente cattive o situazioni dannose, è chiaro che il nostro desiderio infantile di esplorare viene inibito!

Perché dovremmo avventurarci lontano dalla nostra zona di comfort anche per pochi passi? Meglio restare vicino a mamma e papà.

Invece imparare sbagliando è il modo migliore per costruire la propria
capacità di scelta perché ci permette di “prendere le misure”. Ed meglio
che avvenga in un momento in cui la cura dei genitori può limitare i danni.

Il rischio dell’ iperprotezione è non permettere ad un bambino di agire in
maniera autonoma e di rimuginare in una continua indecisione tra molteplici possibilità.

Perché è importante smettere di rimuginare?

Perché rimuginare non fa che rubare le nostre emozioni! Ecco cosa stiamo perdendo di vista! Insieme al nostro stato emotivo e tutte le sensazioni che ne derivano.

Siamo così impegnati nelle nostre elucubrazioni cognitive da perdere di vista il resto. Anche se non vogliamo “dare ascolto” alla paura non facciamo che rafforzarla e amplificarla.

Dobbiamo tornare ad ascoltarci: il nostro corpo, la nostra pancia e tutte le sensazioni che contiene. In questo ci è molto d’aiuto la respirazione e le tecniche che la prevedono come lo yoga e la mindfullness: ascoltare come l’aria entra ed esce dal nostro corpo, focalizzarci sul “qui e ora” e accogliere senza giudicare ciò che colpisce la nostra attenzione. E lasciarlo andare.

Abbiamo bisogno di riappropriarci della nostra solidità e interezza, ricordarci che possiamo contare su di noi e sulle nostre risorse: ascoltare il nostro corpo abbasserà in modo considerevole l’ansia e il rimuginio.

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